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Il mercato dei prodotti senza glutine
Pubblicato il 29/08/2018

Il mercato dei prodotti senza glutine

C'è chi lo ritiene una moda, chi lo considera una necessità, chi lo pratica per scelta e chi vi è obbligato per preservare la propria salute, stiamo parlando dei cibi senza glutine. E' questo un mercato che cresce del 20% all’anno. E il 58% dei ristoranti italiani, ormai, offre ricette senza glutine quotidianamente.


E' stata un’analisi della Coldiretti a dare le cifre: In Italia si spendono 320 milioni di euro all’anno per acquistare prodotti senza glutine; il mercato degli alimenti senza glutine è cresciuto del 20% all’anno, il 58% dei ristoranti italiani offre ricette senza glutine.


Si stima che a scegliere alimenti privi di glutine sia quasi il 10% degli italiani. Un cambiamento di abitudini riconosciuto anche dal paniere Istat che nel 2015 ha sancito l’ingresso della pasta e dei biscotti gluten free per il calcolo dell’inflazione.


La crescita della domanda ha provocato anche un cambiamento nella produzione, con il ritorno nelle campagne italiane di grani antichi a basso contenuto di glutine per la produzione di pasta e biscotti.


Si può discutere all'infinito se in mancanza di presenza di una vera e propria patologia celiaca sia giusto ed appropriato affidarsi ad un'alimentazione gluten free e ritorna in ballo la mai districata matassa delle intolleranze contrapposte alle allergie, ma in questo caso le cifre parlano chiaro.


Confrontando i dati si desume che il consumo de gluten free va molto al di la del numero dei celiaci presenti sul territorio nazionale e naturalmente censiti dalle Asl di competenza territoriale. Il mercato che si  è sviluppato è variegato e composito ma anche qualificato e vengono offerti al pubblico alimenti sempre più curati e mirati alle esigenze del consumatore.


Il consiglio è sempre quello di scegliere i prodotti su cui indirizzarsi su indicazione precisa e facendosi seguire da un medico specializzato di fiducia anche perché il glutine non è solo presente, a differenza di quanto si crede comunemente, solo nei prodotti da panificazione o nella pasta ma anche in altri innumerevoli alimenti, come ad esempio gli insaccati o i salumi o la carne, dove viene utilizzato come conservante naturale.


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