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La crisi dello Street Food
Pubblicato il 14/06/2020

La crisi dello Street Food

Ora che gli effetti della pandemia da Covid-19 si vanno pian piano attenuando, si comincia sempre più a fare i conti ricaduta sull’economia nazionale, europea e mondiale. 

Tanti i settori fortemente colpiti e fra questi viene annoverato, ormai unanimemente, lo Street Food che si trova a fare i conti con una realtà molto diversa da quella di appena tre mesi fa, quando si registrava, solo in Italia un’occupazione di circa 25.000 operatori, venticinquemila famiglie che ora sono in difficoltà ed emergenza. 

Una crisi, quella attuale, non facile che avrà bisogno innanzitutto di idee per poterne venire fuori, perché è chiaro a tutti che, andando incontro ad una stagione estiva senza feste, eventi, concerti e con le limitazioni imposte dalle nuove normative anti Covid, sarà davvero difficile pensare alla sopravvivenza del settore.

Diamo un po’ di numeri che, in quanto tali, restano inconfutabili e a futura memoria: si è stimato a duecento milioni di euro lo scotto pagato per colpa degli ultimi due mesi e mezzo di paralisi. Uno studio di Unioncamere ci fa sapere che delle 180 mila attività censite ben il 18.5 % è nel food e 35.000 nel settore del truck food con licenze di commercio ambulante, mentre 20.000 sono quelle attività che possono disporre di gazebo su strada. Ognuna di queste attività denuncia perdite nette dai 5.000 ai 20.000 euro per questi tre mesi di ferma.

Per uscirne c’è bisogno di idee e voglia di reinventare il proprio modus operandi altrimenti il mancato giro d’affari dovuto alla cancellazione degli eventi potrebbe portare ad una sentenza di morte sicura per tutta la tipologia di attività.

Dalle opinioni raccolte da tanti operatori, contenute in più articoli apparsi sulla stampa specializzata e non, si fotografano tutte le difficoltà del settore. L’ipotesi più plausibile è che, continuando in questo stato di fatto, le attività riprendano non prima della prossima primavera. Restano quindi le domande: 

  • Come “arrivare” a quel periodo, se si palesa un momento lunghissimo di mancanza di introiti o di ricavi scarsi?

  • Cosa richiedono, dunque, i rappresentanti per la categoria? 


L’ideale sarebbe prevedere delle deroghe alle attuali normative, come quella che impedisce ad un food truck di sostare nello stesso luogo per più di due ore continuative.

Altra idea sarebbe quella di poter usufruire, nella propria città, di spazi dedicati all’attività di street food, con concessioni a tempo determinato che autorizzi un certo numero di food truck a lavorare in un luogo adibito alla somministrazione in sicurezza.


Purtroppo, alcune regioni hanno inasprito ancora di più le regole e le contravvenzioni sono diventate salatissime come nel Lazio, dove si applica una sanzione di 400 euro a quei truck che non rispettino le regole restrittive.

In una situazione di grande precarietà, è importante non abbandonarsi all’ansia, trovando le energie e le motivazioni per cogliere tutte le opportunità. Scegliete la soluzione più congeniale per il vostro business e non abbiate paura di sperimentare nuovi modi per dare forza al vostro brand, specialmente ora che è necessario ripartire con una marcia in più.

Va assolutamente  scongiurata la chiusura di questo settore, che proprio in Italia può conoscere la sua consacrazione attraverso la cultura e le tradizioni culinarie mediterranee.


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